mercoledì 17 novembre 2010

"Donne in attesa" a Bari

(Pubblicato su Dol's)

E se una delle vie d’uscita dalla crisi fosse proprio investire risorse nell’occupazione femminile?
E’questo l’interessante e dettagliato scenario che le due docenti di Economia presso l’Università Bocconi di Milano, Alessandra Casarico e Paola Profeta, ci prospettano nel loro libro “Donne in attesa. L'Italia della disparità di genere'', ed. Egea, presentato a Bari da Maria Laterza, nell’accogliente scenario della storica libreria, il 15 novembre 2010.

Le economiste, che inoltre collaborano da diversi anni con il Sole 24ore, hanno illustrato con dovizia di dettagli e numeri, nonché grande capacità di sintesi, cosa significhi per una nazione come l’Italia essere fanalino di coda in Europa per ciò che riguarda le politiche di genere.

La presentazione, coordinata da Magda Terrevoli, Presidente della Commissione per la Pari Opportunità presso la Regione Puglia, ha visto come interlocutore anche l’Assessore al Welfare del Comune di Bari, Ludovico Abbaticchio, che ha illustrato l‘impegno delle istituzioni cittadine che si stanno muovendo nella direzione dell’analisi di genere del bilancio e che si avvalgono dell’apporto partecipativo della Consulta delle Donne per promuovere azioni a favore delle pari opportunità.

Il dato incontrovertibile da cui ogni riflessione ha preso spunto è che in Italia le donne sono alla pari degli uomini (se non superiori) a livello di istruzione, ma poi il divario comincia ad ampliarsi man mano che si sale nella scala delle responsabilità, fino alla riduzione impressionante del numero di donne in posizioni di potere (un solo esempio tra tutti: solo due donne-rettore a fronte di una maggioranza di laureate).

In realtà investire in politiche a favore del lavoro delle donne significa lungimiranza da parte di una nazione, significa poter rilanciare l’economia facendo tesoro di quell’enorme bagaglio di esperienza e competenza femminile che è sottoutilizzata.

Il libro si apre con tre storie emblematiche di donne, di differenti fasce d’età, che - malgrado grinta, determinazione e competenza – nel nostro paese sono costrette a dover scegliere tra carriera e famiglia, a differenza delle loro coetanee in Europa, restando per l’appunto “in attesa di trovare spazi adeguati per lo sviluppo delle loro competenze, senza rinunce di sorta. La domanda da porsi è se infatti si tratti davvero di scelte individuali o di adattamento ad ostacoli effettivi di tipo socioculturale.

Rispetto agli obiettivi della Strategia di Lisbona per il 2010, che si poneva come orizzonte per i paesi europei il raggiungimento del 60% di occupazione femminile, l’Italia è rimasta molto indietro (tra il 46% e il 47% per le donne di età compresa tra i 15 e i 64 anni), mantenendo per di più un netto il divario tra il nord e il sud del paese. Si ricordava che solo Malta è più indietro di noi.

In quest’ottica non sembra più un paradosso che l’Italia abbia un tasso di fecondità tra i più bassi in Europa e che il sud ne risenta in misura maggiore: è evidente che dove c’è più occupazione si fanno più bambini in quanto maggior reddito significa maggiore sicurezza.

In sintesi gli ostacoli ad uno sviluppo equilibrato del nostro paese possono riassumersi in tre punti:
1. il contesto famigliare, in cui non è ancora sviluppata la logica della condivisione all’interno della gestione del quotidiano;
2. il contesto culturale, in cui si mantengono ancora differenze tra l’educazione dei bambini e delle bambine improntate agli stereotipi di genere ed in cui più dell’80% delle persone sono convinte che i figli di madri lavoratrici “soffrano;
3. il contesto istituzionale, che potrebbe fare molto di più per promuovere lo sviluppo di un nuovo concetto di famiglia, in linea con l’evoluzione della società.

Si sottolineava infatti come gli asili-nido siano uno strumento imprescindibile di crescita per i più piccoli, soprattutto per coloro che vivono in famiglie disfunzionali o disagiate che non possono offrire loro gli strumenti necessari per sviluppare talenti potenziali che risulteranno pertanto sprecati.

L’assessore Abbaticchio ha inoltre sottolineato come curarsi della parità di genere nell’occupazione significhi anche affrontare in modo concreto il tema della povertà, che pesa in particolar modo sui più giovani e si coniuga con prostituzione, sfruttamento minorile, lavoro nero, aggiungendo che la città di Bari sta progettando un uso di fondi regionali e fondi sociali europei proprio in tale direzione.

Le economiste hanno suggerito misure concrete che possono essere adottate, ad esempio la defiscalizzazione per le imprese che assumono donne, in modo da poter contribuire in modo sostanziale all’emersione del lavoro nero, e minor carico fiscale nella tassazione, che deve restare su base individuale, con detrazioni maggiori legate sia alla cura dei figli (p.e. impiego di baby-sitter, ecc.) sia nel caso di lavoro da parte di entrambi i coniugi con figli di età inferiore ai tre anni. Il concetto sotteso al libro è che più lavoro in condizioni di effettiva parità per le donne significa un’effettiva crescita economica quantificabile anche in termini di PIL (Prodotto Interno Lodo). Si creerebbe quel circolo virtuoso che spinge ad una maggiore domanda di servizi e dunque più crescita.

La Conferenza Nazionale di Milano sulla famiglia ha invocato maggiori aiuti per le famiglie italiane da parte dello Stato; tuttavia al momento in Italia le famiglie sono agenzie di erogazione del Welfare e se vogliamo incentivare l’occupazione femminile il “quoziente familiare'' così tanto enfatizzato non sarebbe la soluzione adeguata perché spingerebbe ancora una volta le donne a rimanere a casa. Meglio, dicono le autrici del libro, pensare al “fattore famiglia'', con tassazione su base individuale proprio per non disincentivare il lavoro femminile.

Interessante poi il punto di vista delle economiste sui “congedi parentali'' che in nazioni all’avanguardia, come la Norvegia, sono obbligatori per tutti gli uomini, della durata di un mese, con retribuzione al 100% ed indipendenti da quello della madre. In Italia una misura di questo tipo potrebbe aiutare ad innescare quel processo culturale che implica un’effettiva logica di “condivisione'' all’interno della famiglia, ricordando che in Italia siamo tra gli unici a non prevedere neanche un giorno di congedo obbligatorio per il padre.

Altra misura-shock che le autrici ritengono necessaria per scuotere gli equilibri è quella delle “quote di rappresentanza'' in quanto, dal momento che le posizioni di vertice vedono una sorta di monopolio maschile nella gestione del potere, non sembrano esserci molte altre strade da percorrere. Naturalmente si tratta di superare il pregiudizio negativo legato alle “quote rosa'', che sembrano ridurre la percezione della qualità della persone che vi accedono e che, inoltre, sono state usate in politica negli ultimi tempi in chiave puramente formale, come se si trattasse solo di una questione di numeri e non di qualità dei modelli proposti, che sono rimasti di tipo subalterno e declassato.

Al contrario le quote di rappresentanza dovrebbero avere la funzione di rendere la competizione ad armi pari, rimuovendo i privilegi iniziali di un genere a danno dell’altro, per permettere davvero l’inclusione del capitale umano femminile italiano sprecato.

Il libro e l’incontro si concludono con una delle “storie che vorremmo'', ipotesi di riscrittura di biografie femminili nella direzione della valorizzazione di talenti e desideri; all’interno di questo orizzonte viene menzionato il Comitato “Pari o dispare'', (di cui è presidente l’economista Fiorella Kostoris, con presidente onoraria Emma Bonino, e di cui fanno parte le partecipanti all’incontro) che si presenta come osservatorio atto a contrastare le discriminazioni di genere e gli stereotipi femminili veicolati dai media in nome di quel nuovo modello di società che renderebbe finalmente l’Italia un paese davvero moderno e più giusto.

mercoledì 17 marzo 2010

25 Marzo: Incontro con le Candidate

Invito alle candidate di centrosinistra per un'assemblea pubblica

Incontro con le candidate
II 15 marzo si è svolto l’incontro promosso dal Coordinamento Donne e
Potere, che raccoglie oltre alle associazioni: Centro di documentazione e cultura
delle donne, Un desiderio in comune, Arca, singole/i soggettività, con alcune
candidate dello schieramento di centro-sinistra.
I motivi di un orientamento così inequivocabile sono molteplici: continua ad
emergere (soprattutto da parte dei partiti al potere) un’ideologia ed una pratica
inquietante, che mira a mantenere le donne in una condizione di subalternità e
marginalità, anche quando le pone in un’apparente posizione di prestigio e
potere. Una pratica d’uso delle donne tanto di natura politica che esplicitamente
sessuale: il requisito dell’avvenenza come strumento al servizio del desiderio e
dell’immaginario maschile.
In questi mesi di attività ed impegno pubblico a sostegno del
riconoscimento di valore delle esperienze e della progettualità femminile, il
Coordinamento Donne e Potere è riuscito ha creare una forte rete di relazione,
pratica costante di riferimento e orientamento, nelle scelte e nelle strategie
finora individuate;
è questa, la consapevolezza e la pratica, che riteniamo utile offrire alle
donne-candidate per creare un contesto favorevole, che le sottragga alla solitudine
e alla dipendenza dagli attuali meccanismi di selezione e potere.
Chiediamo alle donne-candidate
di farsi carico di
una diversa idea e pratica della politica
che tenga insieme la dimensione generale e quella dell’esistere quotidiano,
lungimirante e realistica,
non competitiva,
che vada oltre le logiche e gli interessi di parte,
capace di restituirci il diritto e il piacere
di una con-vivenza e di una partecipazione consapevole e disinteressata.
Per discutere di questi temi, il Coordinamento Donne e Potere invita le candidate
di centrosinistra a un’assemblea pubblica intitolata:
Al centro della politica
incontro con le donne candidate
Bari, giovedì 25 marzo, ore 17.30, presso il “Seconda classe”
(Via Estramurale Capruzzi 15 G - Bari - sottopassaggio S. Antonio)
Preghiamo di diffondere come un “tam tam” questo invito presso TUTTE le
candidate per Vendola presidente.

martedì 23 febbraio 2010

Campagna elettorale con i tacchi a spillo

di Maria Grazia Tundo
Sembra che la scarpa rossa con il tacco a spillo sia oramai un must delle campagne di comunicazione politica, icona bipartisan, che viene usata sia dal Partito della Rifondazione Comunista, per la sua campagna di tesseramento, che dal professor D’Addario del PDL per trasmettere i propri valori e programmi agli elettori della Regione Puglia.
Rifondazione la usa in modo più casto e colto, citando la locandina del film "Il diavolo veste Prada", come ricorda Sveva Scaramuzzi, mentre l'esponente del Popolo delle Libertà, secondo le migliori abitudini culturali di una certa destra nostrana, preferisce una donna nuda, feticisticamente rivestita delle sole scarpe a spillo (scomodiamo il buon vecchio Freud per ricordare che il feticista usa l’oggetto per paura di leggere la propria castrazione nel corpo femminile?)

Ovviamente se qualche Consigliera di Pari Opportunità si innervosisce, la risposta è la solita: voi vetero-femministe bacchettone non cogliete l’ironia, siete fuori dallo Zeitgeist. In effetti fare campagna elettorale proponendo la propria faccia come se fosse uno yogurt Müller è indice di intelligenza politica: mai parlare di programmi elettorali, per carità, si rischia il vuoto ideativo assoluto, oppure poi di doverne rendere conto se eletti! Meglio delle belle gambe di donna disponibili per sollecitare le pruginose curiosità e ammiccamenti maschili, senza volto perché tanto la donna interessa dal tronco in giù.
Se poi qualcuna di noi non coglie proprio tali sottigliezze persuasive e si innervosisce perché aspira ad una politica meno pecoreccia, ecco la risposta della volpe della comunicazione che ha ideato la sudetta campagna, Enzo Varricchio (presidente del centro studi per il diritto delle arti, del turismo e del paesaggio), che si offende perché le stupide donne non ne hanno capito lo spirito e attacca Serenella Molendini (la Consigliera che ha protestato) per aver sollevato obiezioni «ridicole, bigotte, puerili e insulse» (Gazzetta del Mezzogiorno del 21 febbraio 2010, p. III).

Spiega Fabrizio D'Addario (La Repubblica- Bari)

«Abbiamo usato l'ironia per dire che questo mercimonio non deve sporcare l'immagine delle donne. Il genere femminile non va valutato soltanto sotto il profilo fisico. La politica va fatta con il cervello, e certamente le donne hanno la capacità, le doti, la lungimiranza per ricoprire i più alti incarichi nel luogo pubblico».

A questa risposta stereotipata, decisamente poco convincente in quanto per nulla coerente con il tipo di manifesto proposto (davvero qualcuno nella lettera e nello spirito del cartellone affisso riesce a leggere una Pubblicità Progresso in favore del genere femminile?) sembra rispondere Roberto Meli, con la sua interessante analisi:
«Trovo il manifesto furbo.
Furbo perchè riesce ad utilizzare il richiamo sessuale attraverso un pretesto per il quale può addirittura affermare il contrario (cioè di deprecare l'uso del sesso in politica..) da questo punto di vista è geniale.
E' abbastanza noto che il cervello umano non elabori allo stesso modo le affermazioni e le negazioni. se, ad esempio, dite a qualcuno "non pensare ad una giraffa" potete scommetterci l'ultimo stipendio che quel qualcuno si sarà immediatamente immaginato una giraffa per poi costringersi ad eliminarla dai propri pensieri... bene, dire "io deploro l'uso del sesso e dei suoi segni per fare politica e poi mostrare gli stessi segni e le stesse ancore è un messaggio contraddittorio ma efficace perchè a livello razionale passa il contenuto digitale: "alla Regione Puglia con competenza e professionalità" mentre a livello analogico passa il messaggio "compra il mio prodotto, ha la stessa attrattività di questa gnocca che vedi, se resti sintonizzato te ne darò altra..."»

Per concludere, Il prof. D'Addario ci chiede di votarlo senza confonderlo con la più famosa Patrizia, ma sta già gongolando perché è entrato anche lui nel circo mediatico e ha pagine di pubblicità gratis sui giornali. Se ancora una volta il parassitismo sul corpo delle donne produrà i risultati sperati, avremo un Consigliere Regionale, che godrà di una meritatissima pensione, grazie ad un divertissement che al massimo poteva essere adatto ad una serata fra amici in vena di goliardia.

giovedì 11 febbraio 2010

Comunicato stampa: legge elettorale regionale

REGIONE PUGLIA L’ULTIMA BEFFA CONTRO LE DONNE
(Comunicato stampa pubblicato sulla Gazzetta del 08 febbraio 2010)
Coordinamento donne e potere. Rete Interregionale Rose Rosse – coordinatrice Cinzia De Marzo. CDC- Antonella Masi Un desiderio in comune Le donne del PD

Ancora una volta il blocco di potere maschile evita di correggere l’attuale sistema elettorale impedendo nei fatti la discussione dell’emendamento relativo alla rappresentanza di genere, che introduceva nella riforma della legge elettorale n. 2 del 2005 la possibilità per l’elettorato di esprimere anche due preferenze, purché riguardassero una un candidato di genere maschile e l’altra una candidata di genere femminile.

Ne consegue che è stata persa un’occasione per allineare la legge elettorale della Puglia alla Costituzione italiana, che all’art. 117 attribuisce alle leggi regionali il compito di “rimuovere ogni ostacolo alla piena parità tra uomini e donne nella vita sociale, culturale ed economica, promuovendo parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”.

Non si tratta più di promuovere la partecipazione delle donne alla vita politica ma di adottare regole che mirino ad assicurarne la presenza nelle Istituzioni.

La sospensione dell’esame del DDL in questione, nella seduta del Consiglio regionale del 4 febbraio 2010, come ogni azione o scelta anche di tipo formale non può essere giustificata dalla ristrettezza dei tempi tecnici, ma diviene orientamento e decisione politica.

Venendo meno il supporto legislativo la partecipazione alla vita politica istituzionale delle donne pugliesi a parole sempre invocata e auspicata, viene ridotta e ridimensionata nelle sue reali prospettive, per cui le donne rischiano di avere ancora una volta una funzione di supporto marginale e insignificante, indipendentemente dalle loro qualità soggettive e competenza politica.

Da tempo il coordinamento donne e potere si è fatto portavoce non solo di una visibilità e di una partecipazione qualificata delle donne alla vita politica, ma intende esprimere un’idea ed un progetto differente di cambiamento e comunità.

Invitiamo quindi i rappresentanti dei partiti, le rappresentanti degli organismi di parità, gli organi di stampa e chiunque condivida la nostra prospettiva a sostenere le nostre proposte.

In occasione delle imminenti elezioni regionali, intendiamo altresì rivendicare sul piano politico:

più trasparenza nelle modalità di coinvolgimento delle donne, respingendo il metodo della cooptazione o delle nomine ad personam;

maggiore chiarezza per i criteri di individuazione delle donne e degli uomini da candidare nelle liste per le elezioni regionali, a partire da quelle del 2010 (secondo parametri di merito, militanza, motivazione, esperienza, responsabilità, capacità relazionali, di ricerca consenso);

presenza paritaria di entrambi i generi nei programmi di comunicazione politica messi a disposizione delle emittenti televisive pubbliche e private e nei messaggi autogestiti previsti dalla vigente normativa per la campagna elettorale,

venerdì 15 gennaio 2010

Proposta di emendamento legge elettorale pugliese

Su iniziativa delle consigliere di parità regionali, Teresa Zaccaria e Serenella Molendini, della Consulta Regionale femminile (Pres. Annamaria Carbonelli), e della Commissione regionale Pari opportunità (Pres. Rosa Ciccolella), è stato proposto un emendamento alla legge elettorale regionale pugliese del 28 Gennaio 2005 n. 2 “Norme per l’elezione del Consiglio Regionale e del Presidente della Giunta Regionale”.

L’emendamento contiene la previsione che nelle liste ciascuno dei due generi non possa essere rappresentato nella misura superiore ai 2/3: “il sistema della doppia preferenza in base al quale l’elettore o elettrice può esprimere uno o due voti di preferenza, ma in questo caso, una delle due preferenze deve riguardare il candidato di genere femminile, pena l’annullamento della seconda preferenza; la previsione che i soggetti politici devono assicurare la presenza paritaria di entrambi i generi nei programmi di comunicazione politica offerte dalle emittenti televisive pubbliche e private e, per quanto riguarda i messaggi autogestiti previsti dalla vigente normativa per la campagna elettorale, devono mettere in risalto, con pari evidenza, la presenza di candidati di entrambi i generi nelle liste presentate dal soggetto che realizza il messaggio”.
Questo emendamento è stato consegnato all’assessore Elena Gentile che lo presenterà in Consiglio (poiché solo i consiglieri possono presentare gli emendamenti).
L’intenzione è quella di fare una Conferenza Stampa (ha chiesto di partecipare Nichi Vendola) per presentare l’iniziativa e raccogliere il consenso di tutti quelli che hanno a cuore la democrazia nella regione Puglia perché tale disposizione è volta a favorire la rappresentanza delle donne nelle istituzioni (ci sono solo due consigliere donne su 70 consiglieri regionali).
Insomma, le promotrici vogliono che le forze politiche si assumano la responsabilità rispetto all’impegno di rafforzare la presenza femminile negli organi regionali perché se la libertà delle donne, la loro autorevolezza ha prodotto e continua a produrre forti cambiamenti nella società, la loro presenza, nei luoghi decisionali, è fortemente carente ed in particolare nei luoghi della politica.
Questo è il momento di farlo visto che il 19 Gennaio si dovrebbe discutere, in Consiglio, la revisione della legge Regionale.

martedì 8 dicembre 2009

Relazione introduttiva

di Rosy Paparella

Le donne ed il Governo della città
Ragioni del dissenso, senso della proposta
Bari, 4 dicembre 2009
Sala consiliare del Comune di Bari

Perché questo luogo : dove tutto ebbe inizio…
Abbiamo fortemente voluto convocare un’ Assemblea Pubblica e portare la nostra presenza in un palazzo, un luogo simbolicamente così significativo come l’aula del Consiglio Comunale, come momento di condivisione e di allargamento del percorso politico che stiamo tessendo dall’estate di quest’anno e che in qualche misura da qui ha avuto inizio.

Bari, giugno 2009: il risultato delle elezioni europee ed amministrative è segnato dalla quasi totale cancellazione della presenza di donne in ruoli istituzionali.

E questo dato, finito peraltro salvo rare eccezioni a piè pagina o nei trafiletti della stampa locale quasi come nota di costume elettorale, ci ha profondamente allarmate.

Viviamo in un paese che di anno in anno arretra sempre di più nella graduatoria mondiale rispetto al divario di genere (72° posto su 135 paesi), nello stesso tempo viviamo in una città, in una regione più volte indicata come “laboratorio di innovazione politica” e che, nonostante questo non sfugge al fenomeno generale e paradossale per cui un categoria maggioritaria , quella delle donne appunto, assume sempre più lo stato di minoranza politica. E’ per noi molto più che una questione di «genere»: pone un problema che, a nostro avviso, è di interesse pubblico perchè mostra in sé i limiti della democrazia reale.

Da questo momento della storia cittadina recente ci siamo incontrate, in molti casi rincontrate, in primo luogo per elaborare tempestivamente una piattaforma di proposte articolata in modo da correggere almeno in parte il vuoto di rappresentanza che si era venuto a creare dopo le elezioni.

Le nostre proposte, portate in un incontro pubblico all’attenzione del sindaco Emiliano e dei rappresentanti dei partiti della coalizione, ed alla fine approvate e sottoscritte , avrebbero, se realizzate, portato ad una composizione equilibrata sia sul piano numerico, ma soprattutto su quello delle competenze delle donne e degli uomini nominati negli organismi istituzionali comunali, dalla Giunta alle commissioni consiliari, alle società municipalizzate.

Questo evidentemente non è accaduto.

Il nostro impegno è andato tuttavia intensificandosi nei mesi successivi, con l’elaborazione di ulteriori riflessioni, soluzioni e proposte.

Dalla consapevolezza comune del valore della politica delle donne è nato il coordinamento “Donne e Potere”, dove potere è parola cui vogliamo restituire il senso di potenzialità e capacità, di responsabilità e desiderio di impegno.

Chi siamo

Veniamo da esperienze diverse, con storie in cui denominatore comune è la passione politica e la voglia di partecipare alla vita della città nel doppio significato nel duplice significate di “prendere parte” e di “fare la nostra parte”, come donne e come cittadine, e ci accomuna l’elaborazione di riflessioni sulle differenze di genere che per molte di noi sono vivacissime da decenni. Siamo: CDC donne, Rete interregionale delle rose rosse del PD, donne del PD, Arca centro di iniziativa democratica, Un desiderioincomune.

Una esperienza particolare quella delle donne del comitato Undesiderioincomune, di cui faccio parte; abbiamo vissuto in prima persona la campagna elettorale per le elezioni comunali, all’interno di una lista con una numerosissima componente di donne che hanno scelto di candidarsi . La nostra esperienza è stata fortemente orientata a fare della campagna elettorale un percorso collettivo, ampio ed inclusivo, in cui costruire insieme un senso, e non solo andare alla ricerca del consenso. Questa “pratica politica”, consapevolmente divergente ed anomala rispetto alle spinte individualistiche ed esasperatamente competitive che caratterizzano in genere le campagne elettorali ha prodotto un risultato che consideriamo di grande significato, perché non solo quel percorso oggi continua, ma continua con maggiore forza e con una progettualità ancora più ampia in rete con le donne del coordinamento, appunto.

Siamo superando la categoria dell’appartenenza, ad un partito, ad una associazione, abbiamo voluto avviare un processo di contaminazione reciproca, che speriamo di intensificare ulteriormente anche stasera con voi, per creare nuove connessioni tra tutte e tutti coloro che sentono necessario un cambiamento coraggioso sul piano della cultura politica.

Non solo donne: ma donne portatrici di uno sguardo di genere

Continuiamo a credere che è necessaria una presenza forte e significativa nei compiti istituzionali di donne competenti ma nello stesso tempo portatrici di un esplicito punto di vista di genere, differente nei contenuti e nei metodi della politica, un punto di vista trasversale a tutti gli ambiti di governo.
Il legame tra le esistenze femminili e la città, è un legame complesso, cui sono strettamente intrecciati i nodi irrisolti dei rapporti tra sessi in tutti gli ambiti, da quello familiare e sociale a quello lavorativo ed economico. Anche in Italia, come succede da tempo in altri paesi ormai esistono una serie di esperienze, progetti e teorie che tante donne hanno elaborato interrogando questo legame per fare emergere il contributo delle donne alla vita urbana e lo stato dei legami sociali.

Quello che emerge da questo lavoro porta a ripensare l’idea stessa di città, la sua pianificazione urbanistica, le strategie di mobilità, la progettazione degli orari e dei tempi, porta a ridisegnare le politiche di welfare e curare il progetto delle cose minute e non solo delle grandi opere. Consideriamo insomma che la realtà può essere letta in modi più o meno parziali, a seconda di chi leggendola, porta con sè storie ed esperienze differenti. Questo vale anche per i politici, e per chi amministra una città. La possibilità di farlo attraverso una prospettiva che tenga conto delle differenze di genere può rappresentare soprattutto in un momento di crisi profonda come quello attuale un punto di “rottura” interessante, ed utile per costruire un nuovo paradigma di governo, più aderente ai bisogni ed ai desideri, delle donne e degli uomini.

Continueremo a seguire con interesse il lavoro dei nostri amministratori, e soprattutto continueremo a nutrire i nostri progetti e tessere reti.

Cosa ci sta a cuore:

ci sta a cuore rendere visibili e circolanti i saperi, le competenze, le idee delle donne, rafforzarne la presenza politica in tutti gli ambiti

ci sta a cuore il futuro di Bari come città accogliente, solidale, desiderabile

ci sta a cuore fare politica guardando alla vita reale delle donne e degli uomini che la abitano.

Sappiamo che ci sono donne e uomini che possono condividere questa prospettiva e questi desideri,

Noi ci siamo.

lunedì 7 dicembre 2009

La carta europea per l'uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale

(elaborata e promossa dal Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa e dai suoi partners)

di avv. Michela Labriola

La Carta Europea è stata sollecitata dalla Commissione Europea nell’ambito del 5° programma d’azione comunitario per la parità tra donne e uomini. Il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa e la sua commissione delle elette locali e regionali opera, da molti anni attivamente per la promozione della parità tra donne e uomini a livello locale e regionale. La carta è il frutto del lavoro di tante donne elette, esperte, responsabili in diverse collocazioni di governo e legislatrici in 35 paesi europei, tra cui l’Italia. La proposta di un Piano di Azione prevede che per la parità in concreto, le Regioni, Provincie e Comuni, dovrebbero inserire nella loro programmazione tali previsioni. La molla propulsiva, per la applicazione concreta della parità di genere, viene proprio dalle realtà locali, perché esse operano ad un livello più vicino ai cittadini, favorendo le politiche che affermano la pari opportunità nei diritti e quindi il principio di uguaglianza. Solo la consapevolezza della differenza di genere può porre le basi per una regolamentazione normativa. In Italia assistiamo ad un costante arretramento, sotto il profilo del superamento della disuguaglianza, siamo il paese al 72° posto su 134 paesi in totale, ben terzultima in tutta l’Europa, a causa del persistere degli indici negativi sulla partecipazione delle donne alla vita economica del paese.

La carta è formata da tre principi: LA PRIMA COMPRENDE I PRINCIPI FONDAMENTALI, LA SECONDA PREVEDE LA METODOLOGIA, LA TERZA E’ QUELLA PIU’ LUNGA E PIU’ CONCRETA PERCHE’ INDICA GLI IMPEGNI CHE I SINDACI, I PRESIDENTI DI REGIONE INSIEME AI LORO CONSIGLI PRENDANO NEI CONFRONTI DEI CITTADINI CON I LORO PIANI DI LAVORO.

I principi della Carta sono i seguenti: parità delle donne e degli uomini quale diritto fondamentale ed in particolare, nel nostro ordinamento italiano costituzionalmente garantito; la presa di coscienza delle discriminazioni multiple e degli ostacoli; la partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini alle decisioni è una “condicio sine qua non” della società democratica; l’eliminazione degli stereotipi sessuali; l’integrazione della dimensione di genere in tutte le attività degli enti locali e regionali; piani di azione e programmi adeguatamente finanziati come strumenti necessari per far progredire la parità tra uomini e donne.

La questione della cittadinanza femminile non è meramente quantitativa o formale, ma è essa stessa indice fondamentale della evoluzione in positivo di una società, ed è garanzia per l’applicazione su scala locale delle norme del rispetto e dell’abbattimento delle disuguaglianze. Non è una mera questione femminile deve essere una esigenza primaria per entrambi i generi, fino a quando non si avrà la piena consapevolezza che il superamento della discriminazione è, per tutti, un affrancamento dalla arretratezza e dalla “violenza” non si capirà che la sottoscrizione della Carta, ma soprattutto la sua attuazione, sono un passo dovuto da parte di tutti gli enti locali cui si rivolge. “il Governo intende proporre un vero e proprio patto ai cittadini affinché libertà, giustizia sociale e piena cittadinanza, siano i vettori della crescita economica e della civile convivenza”. Dalle ricerche da me effettuate risulta che in data 11 febbraio 2008 la AICCRE PUGLIA ha tenuto una conferenza regionale sulla Carta. Vi è una consulta femminile AICCRE Puglia. Non vi è traccia però di una sottoscrizione degli enti locali pugliesi. La Carta è stata sottoscritta, ma i dati relativi alla sua applicabilità sono a me inaccessibili, da quasi tutte le regioni e da molti comuni italiani. (tra gli altri: Toscana, Lazio, Calabria, Campania, Veneto, Emilia Romagna, Sicilia). Sono andata a fondo ho verificato quali siano le finalità della AICCRE PUGLIA – FEDERAZIONE DELLA PUGLIA sezione italiana della CCRE (consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa): più che una associazione essa è un movimento politico e promozionale, oltre che culturale, che mantiene la sua forza e la sua coerenza grazie alla militanza in esso di tutti i livelli delle autonomie, dal Comune agli enti intermedi alla Regione. In buona sostanza deve rappresentare uno strumento per debellare le disuguaglianze, etniche e linguistiche, ma deve, soprattutto, uniformarsi, con comunicazioni e reti alle previsioni di democrazia sanciti al livello europeo. Ed è per questo motivo, che nelle maglie di queste finalità noi dovremmo sollecitare la sottoscrizione della carta anche a Bari, prendendo esempio da comuni e regioni che, sin dal 2007, hanno provveduto, oltre che alla sottoscrizione, anche alla formulazione di un Piano di Azione per la concreta realizzazione della stessa. Nello statuto AICCRE registrato a Bari il 19 febbraio 2003 all’art. 2 si legge che la stessa associazione: “assume e promuove iniziative dei poteri regionali e locali: (……) l’unità politica d’Europa, in forma federale, sulla base del principio di sussidiarietà e di interdipendenza, per la pace, la cooperazione decentrata per lo sviluppo, la collaborazione pacifica, la fraternità dei popoli, la pari dignità, la pari opportunità di tutti gli esseri umani, per la riduzione delle disparità regionali, per il superamento degli squilibri in Europa, del crescente divario tra Nord e Sud e con particolare riferimento all’area mediterranea”. Vi è inoltre una norma statutaria che prevede che i fondi delle risorse finanziarie siano utilizzati a fini istituzionali. Presidente della federazione della Puglia è il Sindaco di Bari la sede è il Comune di Bari. Leggendo i Piani di Azione ed i c.d. bilanci di genere degli altri enti locali si scorge l’importanza del potenziamento economico dei servizi, il walfare è un capitolo che va affrontato prioritariamente per la piena attuazione del Piano in Puglia e a Bari.

Cosa deve contenere il nostro Piano di Azione biennale: Politica, lavoro, formazione, salute, assistenza e servizi sociali, inclusione sociale, pianificazione urbana e sviluppo sostenibile. La cosa che mi pare prioritaria è che il Piano debba includere un’analisi di genere, al fine di includere azioni contro le discriminazioni molteplici, l’elaborazione e l’adozione deve essere condivisa e diffusa come anche resi pubblici i risultati e le azioni.

Avv. Michela Labriola

domenica 6 dicembre 2009

Le donne e il governo della città

Il 4 dicembre 2009 le donne del Centro di Documentazione e Cultura, del comitato UnDesiderioinComune, del Partito democratico, della Rete Interregionale delle Rose Rosse del PD, dell’Associazione Arca-iniziativa democratica, e numerose singole e singoli, che nell’estate di quest’anno hanno dato vita a Bari al “Coordinamento Donne e Potere”, hanno indetto un'assemblea pubblica dal titolo "Le donne e il governo della città: ragioni del dissenso, senso della proposta" presso la Sala Consiliare del Comune di Bari.

Il gruppo “Donne e Potere” è caratterizzato dal desiderio di accomunare , oltre le appartenenze, una pluralità di voci, di esperienze e competenze, catalizzando il protagonismo delle donne come soggetti politici. A partire dall’ulteriore riduzione delle presenze femminili in ruoli istituzionali registrata dopo le ultime elezioni amministrative ed europee, il coordinamento ha centrato la sua attenzione sul deficit di democrazia di genere come sintomo di un più generale arretramento della cultura politica. Per questo abbiamo proposto al Sindaco appena riconfermato ed ai rappresentanti dei partiti una serie di azioni volte a riequilibrare la presenza femminile anche e soprattutto attraverso l’indicazione di criteri oggettivi e metodi di scelta.

In questi mesi abbiamo di fatto osservato come, nella composizione del Consiglio Comunale, nelle scelte fin qui operate per costituire i diversi Organismi Istituzionali e nella presentazione del Programma di questa Amministrazione il nostro invito sia stato del tutto disatteso. Consideriamo questo dato come uno dei segnali più visibili della lacerazione nel rapporto tra politica e società tutta, sia perché costituisce uno squilibrio gravissimo in termini di rappresentanza paritaria sia perché segnala come la politica, in particolare quella dei partiti, rimanga del tutto ingessata in un sistema di regole che, privilegiando appartenenze e alleanze, tiene drammaticamente fuori dai processi di governo interi capitali di competenze, idee, visioni del mondo. In particolare crediamo che, per chi amministra, considerare marginale la politica e il pensiero delle donne, e superflua un’analisi sui generi, significhi privare tutti di un contributo indispensabile alla conoscenza ed al ri-pensamento delle città come luoghi di vita di donne e uomini, governate mettendo al centro i soggetti che le abitano, la qualità della vita e delle relazioni socio-culturali.

Con l’Assemblea del 4 dicembre (organizzata con il patrocinio del Comitato Pari Opportunità dell’Università degli Studi di Bari) abbiamo voluto rilanciare la nostra proposta di spazi di soggettività politica delle donne, (cfr. la relazione introduttiva di Rosy Paparella) allargando così il confronto che in questi mesi abbiamo avviato con altri cittadini ed altre associazioni.

In particolare abbiamo presentato alle cittadine, ai cittadini, al Sindaco ed ai rappresentanti dei partiti la proposta di adesione, e di realizzazione, della CARTA EUROPEA PER L’UGUAGLIANZA E LE PARITA’ DELLE DONNE E DEGLI UOMINI NELLA VITA LOCALE. Una Carta, elaborata e promossa dal Consiglio dei Comuni e delle Regioni d'Europa - AICCRE, che invita gli enti territoriali a utilizzare i loro poteri e i loro partenariati a favore di una maggiore uguaglianza delle donne e degli uomini. (Cfr. intervento dell'avv. Michela Labriola)

Il Documento è fortemente ispirato al principio, ed al diritto per cui la partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini alle decisioni è una condicio sine qua non della democrazia, e vincola gli enti locali alla realizzazione di Piani d’Azione volti ad integrare la dimensione di genere in tutte le loro attività con programmi adeguatamente finanziati.

Ci sembra una proposta concreta attraverso cui chiamare al confronto e alla discussione tutti i soggetti interessati ed invitare l'ente locale ad una chiara assunzione di responsabilità.

Il percorso previsto dalla Carta tra l’altro consente di riproporre in modo sistematico all’agenda politica degli Amministratori alcune delle azioni lasciate in sospeso o inascoltate finora. Pensiamo in particolare al Bilancio di Genere, alla definizione di un Piano dei tempi di conciliazione vita-lavoro, alla costituzione di un organismo consultivo che si occupi specificatamente di una lettura di genere della programmazione e dell’operato dell’Amministrazione.

Abbiamo presentato inoltre durante l’assemblea il nostro Progetto per UNA CASA DELLE DONNE a BARI, (cfr. l'intervento di Maria Grazia Tundo) spazio che consideriamo di rilevanza politica, culturale e simbolica per tutta la città, per la cui realizzazione è in corso una raccolta di adesioni.

La nostra intenzione, il nostro desiderio, è quello di continuare ad attivare tutte le risorse necessarie per essere presenti nella vita di questa città, in modo visibile, autorevole e propositivo”.

Per una Casa delle Donne a Bari


di Maria Grazia Tundo

[Intervento presentato nell'assemblea pubblica su Le donne e il governo della città ]

Viviamo in una foresta di simboli; le nostre città ce lo dimostrano ogni giorno; un oggetto, un’insegna, una strada, un palazzo non è mai soltanto una mera superficie più o meno utile, ma si riempie costantemente di sfumature emotive, relazionali, politiche. La casa è uno degli archetipi legati ai bisogni umani più basilari (rifugio, protezione, ecc), ma anche ai sogni ed alle speranze; purtroppo storicamente spesso per le donne la casa si è trasformata in prigione asfissiante, dove desideri e talenti si sono affievoliti e rinsecchiti nella routine di un lavoro di cura non sempre scelto, spesso imposto.

Al contrario, la Casa delle Donne che immaginiamo qui a Bari sarebbe un “simbolo forte”, in quanto vuole aprirsi al mondo, pur nel suo radicamento territoriale e locale, ponendosi come spazio pubblico di transizione e sosta nel contempo, a seconda delle proprie necessità. L’ambizione è farne un’agorà benché circoscritta da mura, dove la storia, i talenti, i bisogni relazionali, le capacità imprenditoriali e culturali, la creatività delle donne possa espandersi e condensarsi in un segno visibile. La immaginiamo aperta a tutti i soggetti, ponte fra le generazioni, certe che il proficuo nomadismo dell’intelligenza possa trovare un luogo ospitale e adatto all’incontro (fra soggetti, associazioni, singolarità)

Una casa che non sia rifugio e protezione per un femminile dimidiato e maltrattato, ma propulsivo per una città che guarda verso orizzonti più grandi di quelli che oggi ci circondano, luogo di espansione verso l’imprevedibile, uno spazio che dia cittadinanza e riconoscibilità alle nuove configurazioni di senso che il pensiero e la pratica delle donne sanno produrre.

Da un lato dovrebbe essere garanzia di conservazione della memoria (con la presenza di un centro di documentazione, una biblioteca, una videoteca, ecc.) dall’altro luogo di espansione verso il nuovo, con postazioni multimediali, una caffetteria, botteghe artigiane, e soprattutto spazi ampi ed accoglienti per l’incontro e la discussione, che ci sollecitino ad uscire dagli angusti confini domestici per dare voce alla nostra vitalità ed energia trasformativa. Insomma ce la figuriamo come luogo di gioia e progettualità, di crescita della consapevolezza civile e politica e superamento degli steccati, a partire proprio da quelli di genere. Un luogo che contribuisca a fare di Bari un centro propulsore di cultura e solidarietà, creatività e intelligenza anche politica.

Per ora la casa è solo ospitata sul web, (http://sites.google.com/site/casadelledonnedibari/ )

in un sito creato proprio per raccogliere adesioni e firme e per mostrare, con il logo appositamente ideato, cosa la Casa delle Donne possa significare: tale logo è costituito da una linea aperta che si trasforma in mura, ma anche natura (l’albero che cresce all’interno del suo perimetro) e si estende in linguaggio verso l’infinito, una casa insomma in cui il dentro e il fuori rimangano confini sempre permeabili e mutevoli, benché dotati di una loro tangibile riconoscibilità.

Assemblea pubblica: "Le donne e il governo della città"


Il giorno 4 dicembre 2009, nella Sala Consiliare del Comune di Bari si è tenuta l'assemblea pubblica organizzata dal Coordinamento Donne e Potere di Bari, alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni, sul tema:
Le donne e il governo della città. Ragioni del dissenso, senso della proposta.

sabato 28 novembre 2009

"Sex in the City. Corpi, politica e spazi pubblici": un resoconto


di Maria Grazia Tundo

Erano in tante le donne. Erano in tanti anche gli uomini. Al punto che i posti a sedere si sono subito esauriti benché di questo incontro, dall’ironico titolo “Sex in the City. Corpi, politica e spazi pubblici” i giornali locali, seppure avvertiti, non hanno dato notizia. Tuttavia, quando le donne si organizzano, sanno usare le reti, che – essendo meno gerarchiche – sono loro più congeniali e così tra passaparola, diffusione su FaceBook e nelle mailing-list, il 27 novembre 2009, il Fortino di Bari era pieno di gente. L’organizzazione che ha dato vita all’incontro pubblico ha visto riunite le varie associazioni di donne della città, che confluiscono nel Coordinamento Donne e Potere, con il patrocinio del Comitato Pari Opportunità dell’Università di Bari.

Come ha ben chiarito nella sua interessante relazione Paola Zaccaria, le donne si sono ritrovate in questo luogo non per reclamare briciole di quel potere asfissiante e ottuso che pesa come una cappa di piombo sulle nostre vite, ma per recuperare “agentività, e performatività “, cioè gli spazi e i tempi di azione necessari per aprire veri orizzonti di libertà individuale e collettiva e per rispondere agli eventi pubblici che hanno reso palese l’intreccio tra potere maschile e corpi delle donne, discutendone secondo pratiche comunicative a loro più affini. Senza discorsi paludati o vacue aggressività comunicative, senza mai inciampare nella dimensione scandalistica e “gossippara”, a cui siamo ogni giorno così pesantemente esposti, l’incontro si è snodato tra voci intessute di intelligenza e cuore con tono lieve, ironico, giocoso e nel contempo con quella sana rabbia ben indirizzata che coniuga la voglia di cambiamento con il desiderio di trasparenza.

Paola Zaccaria ha introdotto i lavori, ricordando Brenda, Blenda, blended, corpo e anima di confine, trans “messa in mezzo” perché non ha saputo stare al suo posto, asfissiata simbolicamente, affogata tramite il suo computer. Si intravede in filigrana oggi un femminile che inquieta, che i dinosauri del potere vogliono ancora immaginare angelicato, secondo gli stilemi del “desiderabile” con marcature in puro stile anni ’50, mentre questo uso del potere sta distruggendo sia la politica (che, al contrario, dovrebbe creare libertà e convivenza) sia la sessualità, deformata con il bisturi della videoplastica.

Alle parole di Paola, è seguito un estratto del documentario "Il corpo delle donne" di Lorella Zanardo, che mostra il grande circo della TV, dove il corpo femminile viene quotidianamente mostrato in tagli da bancone di macelleria: assemblando le immagini che ci accompagnano quotidianamente, lei ha “svelato”. E’ stata per questo soggetta ad attacchi vergognosi da parte di una testata la cui pratica giornalistica si rifà alle tecniche comunicative usate nel mondo distopico delineato da Orwell in “1984”, per questo – sebbene invitata - non se l’è sentita di venire, per bisogno di stare un po’ nell’ombra, ma contenta che si usasse il materiale da lei prodotto.

In opposizione al luogo comune che interpreta il non-comparire delle donne sulla scena politica come implicante un loro complice non-esserci, si è sottolineato come invece siano proprio i mass-media a non mostrare la dimensione politica e pubblica di quel costante lavoro femminile che produce saperi e cultura ma, non essendo caratterizzato da elementi di spettacolarizzazione, non fa “audience”. Esiste tutto un movimento di donne che usa altri luoghi e spazi, come ad esempio il blog e la rete, per “prendere posizione”, spazi che hanno una dimensione post-coloniale, “schierata a sud”, con la differenza di posizionamento che ciò comporta. In realtà, ricorda Paola, citando Monica Pepe (http://www.zeroviolenzadonne.it/), quella della donne è «l’unica rivoluzione permanente in tutto il mondo», malgrado la costante censura operata su un immaginario femminile che non vuole omologarsi.

Siamo in epoca di brutalità, di sesso e politica degradati, a cui le donne di Bari hanno voluto rispondere con un sorriso, che non è accondiscendenza, ma farsi beffe delle contraddizioni del potere. Chi è la escort, ci si chiedeva? Non è oggi piuttosto una figura dell’immaginario su cui molti uomini si modellano, quei giornalisti “esperti in prestazioni orali” che leccano il potere in perfetto stile maso-fascio? Quanti uomini si sono già venduti e continuano a vendersi pur di frequentare le stanze del potere?

In risposta a questa doppiezza, la voce di Pia Covre, del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, appariva una voce di pulizia e verità. Ci si può vendere il corpo, in pura consapevolezza, senza vendersi l’anima, per restare padrone di sé? Covre, senza ipocrisie, ha messo in luce la doppia morale per cui i giornali si riempiono di pettegolezzi e maldicenze per degradare i soggetti coinvolti, mentre i discorsi critico-politici di spessore rimangono a debita distanza. Sottolinea come uno scambio esplicito “sesso-denaro”, sia molto meno destrutturante per la democrazia, la parità e l’uguaglianza di uno scambio “sesso-favore politico”. Il proliferare delle ordinanze dei sindaci in favore del decoro delle città sono solo una maniera per criminalizzare quella prostituzione che conosce la povertà, l’emarginazione, lo sfruttamento, mentre quella d’alto bordo, molto più rovinosa per il tessuto sociale e politico di un paese, perché ricompensata con favori politici, è tacitamente accolta e sostenuta. Ecco allora le donne vittime della tratta e dei trafficanti che non hanno più il coraggio di denunciare, che non si curano più per paura dell’espulsione, in una palese violazione dei diritti umani.

Maria Laterza, a sua volta, ha passato in rassegna il punto di vista della stampa straniera sulle vicende italiane, che si riferiscono al potere nostrano nei termini del ”ritorno del principe”, di una vera e propria sua divinizzazione, ed inoltre ha evidenziato come si stia assistendo al meccanismo per cui le “donne di sogno” possono facilmente trasformarsi in un incubo per il potente di turno.

La semiologa Patrizia Calefato, con il supporto tecnico di Claudia Attimonelli (che ha anche curato le scelte musicali) ha poi scelto di trattare la questione in modo incisivo e spiazzante con un intervento multimediale dal titolo Le gambe delle donne. Corpo, stereotipo e comunicazione, in cui, tramite un collage di immagini e spezzoni-video tratti dalla televisione, dal cinema e dalla pubblicità, dagli anni ’50 ad oggi, si è mostrato come l’immaginario contemporaneo in Italia sia tornato a disegnare rapporti tra i generi che sembrano fermi agli stilemi degli anni ’50, dimenticando le provocatorie rappresentazioni di un femminile che, negli anni ’70, ironicamente metteva in scena la libertà di godere del proprio corpo, finalmente libero da busti, corsetti e restrittive insegne della femminilità. A partire da Abbe Lane e dalle gemelle Kessler, per passare a Silvana Mangano, il cui ballo viene citato da Nanni Moretti, per giungere alle ironiche pubblicità che vedono protagonista George Clooney, Patrizia ha evidenziato come le gambe delle donne, a lungo censurate nella TV di stato, siano oggi sovraesposte, ma con effetti analoghi: non sono gambe libere di donne che ballano la propria gioiosa indipendenza, correndo e percorrendo il mondo nell’unicità del loro dinamismo, ma gambe ingabbiate nella ritualità di una danza fatta soltanto per accondiscendere al desiderio di nuovi padri-padroni.

Anche le studiose Angela D’Ottavio e Betta Pesole, che si definiscono giocosamente “Pussy Power Connection”, ci hanno ricordato che oggi le nuove favole raccontate alle donne occidentali sono che lo stato di diritto sia più forte delle leggi di mercato, quando invece quest’ultimo precarizza quotidianamente le esistenze delle donne non riconoscendone il lavoro sessuale, emotivo e riproduttivo, quando “femminilizzazione del lavoro” oggi indica solo corpi docili di lavoratori, corpi usati come lubrificanti sociali per ingentilire contesti in cui le decisioni vengono prese da altri. Insomma hanno sottolineato la presenza di una sorta di tacito patto omosociale che vede complici uomini anche anche appartenenti a schieramenti politici diversi, mentre si discetta su quale sia il “vestito giusto“ per una femminista (il velo? la minigonna? il tubino nero?). A loro avviso è proprio dalle lotte e dai movimenti organizzati delle sex worker, così come da quelli delle donne migranti che si oppongono alle violenze e alle espulsioni, che dovrebbero ripartire i femminismi.

L’incontro si è concluso con un breve messaggio-video di Ella De Riva misteriosa figura della rete, che preferisce restare nell’ombra della sua identità segreta per permettere alle sue parole di transitare, di circolare liberamente e che chiede ai presenti di ricominciare a far politica con passione e gioia, reinventando la comunicazione, ridisegnando il mondo a partire dalla trasformazione del rapporto tra i sessi, andando oltre la telenovela di “Sex in the City”, prodotta da quei benpensanti che, mentre gridano allo scandalo, operano una costante precarizzazione del lavoro, una trasformazione degli stranieri in clandestini e una progressiva chiusura degli spazi di una democrazia veramente partecipata.

E’ stata infine la voce di Rosapaeda, che ci ha regalato il suo canto insieme al musicista Edi Romano, a salutarci ed accompagnarci idealmente verso i prossimi incontri che il Coordinamento delle Donne di Bari sta organizzando

sabato 21 novembre 2009

Sex in the city

Bari, estate 2009: è da qui che le rivelazioni sul “sistema Tarantini” hanno portato all’attenzione pubblica la questione dell’intreccio tra sesso, potere e corpi delle donne. Un intreccio che non nasce certo oggi e che non riguarda solo i palazzi della politica, ma è presente ovunque uomini e donne si trovino ad interagire in uno spazio pubblico.

Ed è per questo che qui a Bari vogliamo aprire uno spazio per condividere riflessioni sulla cultura e le pratiche maschili di gestione del potere, sulle rappresentazioni mediatiche dei corpi, sul conflitto tra i sessi, sulla pluralità delle forme di resistenza. In questo spazio, per sollecitare il confronto tra tutte e tutti, si incontreranno percorsi di riflessione e di elaborazione diversi, a testimoniare la vitalità di un dibattito che per le donne è aperto da decenni.

Invitiamo tutte e tutti a partecipare, per moltiplicare gli spazi di critica e di dissenso, in un momento in cui i vecchi e i nuovi fascismi, i razzismi istituzionali e “di strada”, l’omofobia, le derive antidemocratiche, i modelli “muscolari” di sicurezza, trasformano i corpi delle donne in un campo di battaglia dove tracciare confini, conquistare potere ed esercitare forme di violenza e dominio.

domenica 1 novembre 2009

Raccolta adesioni per una Casa delle Donne a Bari


Il desiderio di realizzare una Casa delle Donne, cioè un luogo per le donne di Bari, dove far circolare e rendere visibili la pluralità e le differenze dei loro saperi, idee e iniziative, ponendosi come riferimento fisico e simbolico per tutto il territorio, ha portato le donne (e gli uomini) di varie organizzazioni attive sul territorio a cominciare una raccolte di firme on-line da presentare al sindaco di Bari, Michele Emilaino, nel corso di un incontro che avverrà il 19 novembre

L'obiettivo è chiedere che gli uomini e le donne che ci rappresentano nelle Istituzioni colgano il valore politico e le possibilità di promozione sociale e culturale inscritti nel progetto, sostenendolo e individuando tutte le soluzioni praticabili per la sua concreta attuazione.

Vi chiediamo di diffondere l'iniziativa - se non l'avete già fatto -seguendo le semplici procedure qui illustrate:

Qui potrete visionare le adesioni già raccolte: elenco aderenti

martedì 27 ottobre 2009

Presentazione del "Sottosopra. Immagina che il lavoro"



Il gruppo di lavoro della Libreria delle donne di Milano ha lanciato, in contemporanea in 25 città italiane, il 24 ottobre 2009, il suo nuovo fascicolo della serie Sottosopra, IMMAGINA CHE IL LAVORO.

A Bari l'incontro è stato organizzato dal Centro di Documentazione e Cultura delle Donne di Bari, presso la Libreria Laterza, con interventi di Elia Agresta, Giusi Giannelli e Betta Pesole.


domenica 25 ottobre 2009

Incontro del 20 ottobre con uomini e donne di Bari

di Antonella Masi
Il giorno 20 ottobre il gruppo promotore di Donne e Potere di Bari ha organizzato un incontro con donne e uomini individuati per il loro impegno sociale e politico; è stata l'ulteriore tappa di un percorso che ha sempre privilegiato lo scambio e l'interlocuzione con esperienze e appartenenze diversificate. Un percorso nato dalla comunanza della passione politica e del patrimonio culturale delle donne, ma soprattutto dalla forza della pratica di relazione, aperto comunque ai contributi di quante/i si sentono accomunate/i dal rispetto, dall'ascolto reciproco e dal desiderio di una partecipazione libera e consapevole alla vita della comunità.

Non è stato e non è facile costruire un progetto politico al di fuori delle "appartenenze", da quelle di genere a quelle partitiche etc.., quello che sta succedendo a bari è un "piccolo" miracolo, le donne che hanno avviato questo processo-percorso sono riuscite a superare distanze e diffidenze, attraverso passaggi e spostamenti progressivi, pur consapevoli dei limiti e delle contraddizioni. Il progetto mira a creare Una casa delle donne, un contenitore materiale e simbolico, che dia visibilità alla ricchezza delle tante esperienze e progettualità femminili, ma intende anche inaugurare una diversa pratica di partecipazione attiva alla vita politica della città.

domenica 18 ottobre 2009

L'incontro con le docenti

di Maria Grazia Tundo
Il 13 ottobre, nella sede dell'Adirt di Bari, si è tenuto un incontro delle docenti interessate alle attività del Coordinamento Donne e Potere di Bari.
Eravamo donne differenti, che si sono raccontate secondo delle modalità narrative singolari, unite dalla passione per il proprio lavoro e dalla necessità di ricominciare a tessere, in un'ottica di uguaglianza e libertà, quella rete di saperi e competenze femminili che si è apparentemente sfrangiata in pochi decenni. Abbiamo confrontato i nostri entusiasmi, le nostre delusioni, ma anche quegli orizzonti di cambiamento che sogniamo e per cui ci battiamo.
Grande il desiderio di confronto e parola in uno spazio aperto, grande il bisogno di incidere nel sociale e nei luoghi della politica, grande la necessità di creare un ponte tra le generazioni. Eravamo accomunate dalla percezione di avere nelle mani un potere enorme, di cui a volte manca la consapevolezza, e dalla certezza che ci siano innumerevoli possibilità di dialogo e confronto che proprio la differenza generazionale può sollecitare, se non se ne ha timore.
L'impressione che si è potuta ricavare dall'incontro è che davvero l'immagine della vita pubblica che viene rappresentata in malafede dai mass-media non corrisponda al nostro sentire e alla nostra realtà esperenziale, caratterizzati da orizzonti ben più alti, obiettivi di trasformazione sociale e relazionale ben più ambiziosi.
Ci siamo trovate d'accordo sulla necessità di coagulare tutte queste energie in un progetto concreto e comune, che possa unire le varie generazioni: la creazione della "Casa delle Donne", quel luogo grande e simbolico che vogliamo chiedere all'amministrazione, che si ponga come laboratorio dove coniugare impresa culturale e servizi, seguendo l'esempio della Casa Internazionale delle Donne di Roma, dove possano ritrovarsi le associazioni che ne condividano lo spirito e dove possano essere presenti una biblioteca, un centro di documentazione, un centro congressi, una caffetteria, ecc.
A tal fine, abbiamo deciso di avviare una raccolta di firme da presentare al Sindaco di Bari per avallare e sostenere il progetto, la cui attuazione non ci sembra più rinviabile.
Per il futuro abbiamo poi deciso di individuare delle referenti per le varie scuola presenti in città, in modo da coordinare gli sforzi e creare un tessuto di riferimento e progettualità che possa anche coinvolgere anche le studentesse e gli studenti.

sabato 3 ottobre 2009

Genesi ed evoluzione del Coordinamento Donne e Potere di Bari

di Maria Grazia Tundo
Link al resoconto della genesi e delle attività del Coordinamento Donne e Potere di Bari, apparso su Dol's, il sito delle donne on-line:

venerdì 2 ottobre 2009

Sesso e potere, la rabbia delle donne da sola non basta

di Patrizia Calefato (Corriere del Mezzogiorno, 1 ottobre 2009)

“Il silenzio è d’oro”, recita un detto ben noto. Di metallo prezioso sembra però non essere, agli occhi di molti commentatori, quel presunto “silenzio delle donne” su un tema che oggi pesa come un macigno sulla politica italiana: sesso e potere. Di tale silenzio hanno dibattuto dalle pagine di autorevoli riviste, quotidiani e siti web molte intellettuali, giornaliste, cittadine. Si stanno spendendo molte parole sul silenzio, creando così un bisticcio curioso che porta a chiedersi: le donne tacciono davvero, oppure sono i meccanismi della comunicazione pubblica che oggi capovolgono tutto e ingabbiano il linguaggio? E’ necessario urlare per rendere appena percepibile un sussurro, mentre fiumi di parole scrosciano sul nulla.

E’ in questione la dignità femminile. Al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica e della comunicazione mediatica c’è oggi un’immagine delle donne che sembrava fosse stata messa in soffitta nella cultura diffusa e nel senso comune del nostro Paese, almeno fino a qualche anno fa: donne intese come oggetti sessuali, strumenti di piacere, corpi da utilizzare. Tornano di attualità i film dei Germi, Pietrangeli, Monicelli, Comencini, Risi, che negli anni ’60 denunciavano la doppia morale e la concezione delle donne tipiche di un’Italia gretta e maschilista. Torna oggi l’idea, molto trattata in quei film, che la relazione amorosa consista in una “conquista” che l’uomo intraprende verso la donna; si diffondono anche tra le più giovani “valori” legati al successo rapido e spregiudicato, alla compiacenza verso uomini che sfruttano, a tutti i livelli, la sessualità femminile.

E’ però vero che le donne su questo tacciono? O non si rovescia invece su di loro la responsabilità unica di un grido che dovrebbe attraversare l’intera società, donne e uomini, cittadini, comunità, istituzioni, partiti? L’arretramento complessivo dell’immaginario sociale, della comunicazione e della vita quotidiana è una forma di incultura diffusa che va sradicata con un impegno di cittadinanza attiva da parte di tutti, perché è un segno negativo per la democrazia intera. Accade però che siano sempre le donne a fare il primo passo, e pure il secondo e il terzo (altro che maschi “conquistatori”!).

Accade anche nella sbigottita Puglia dove si è generata l’epopea di un Tarantini; nella Bari dove ogni donna un po’ procace e griffata che incontri per strada ti scatena il pregiudizio che possa trattarsi di una girl-friend escort. Accade nella regione dove la “questione morale” quale cavallo di battaglia della sinistra viene rivendicata da tutte le sue componenti, partiti, mozioni, spesso però senza andare al cuore vero del problema. E il cuore è: sesso e potere, connubio nefasto, di cui occorre spezzare alla radice l’alibi che “sia sempre esistito” o che si tratti di “vicende private”. In Puglia le donne stanno molto lavorando su questo: esistono Comitati Pari Opportunità negli Enti locali e nell’Università; esistono associazioni che lottano concretamente contro la tratta, lo sfruttamento delle donne, le mutilazioni genitali; esiste a Bari una rete ampia e plurale che ha nome proprio “Donne e potere”. Ci vogliono esempi, relazioni, immagini, simboli, “fatti”. Serve finalmente un’inversione di valori nell’informazione: poco si potrà scalfire fino a che farà più notizia una velina che una scienziata o una letterata.


Riflessioni su donne, politica e potere

di Titti De Simone

Esistono donne che non sono donne, giacché donne si diventa. Sono cioè persone biologicamente di genere femminile, il cui mondo (l’immaginario), è dominato dal maschile. E questo non c’entra niente con l’amore. Né con la passione. Né con il sesso. Perché amore, passione e sesso sono movimenti asimmetrici di libertà, di desiderio estremo di trasformazione. Leggendo certi commenti, guardando certe trasmissioni televisive, mi accordo che ad andare di scena è la fiction del femminile, il corpo del femminile ingabbiato nel potere maschile, conquistato dal maschile, incarnato dal maschile. Non è da oggi, diremo.

Sappiamo che c’è uno scarto, uno spazio di libertà, fra questa fiction e la realtà delle donne, che è una pratica concreta e quotidiana di autorevolezza e di verità femminile. Tuttavia il salto di qualità è notevole, perché la capacità di colonizzazione di questa fiction prodotta in particolare dal berlusconismo, dai media e dalla tv come suoi devoti servitori, è fortissima ed ha costruito immaginario, modelli, pensiero, è stata persino in grado di orientare i nostri desideri, che rischiano di ridurre proprio questo scarto tra fiction e realtà.

A dispetto di quello che dicono e scrivono illustri giornalisti, e giornaliste, politici e politiche, la questione non è affatto responsabilità del femminile, o meglio del femminismo, silente o addormentato.

Se a colpirci veramente è l’arroganza del potere e il degrado della politica, anche qui dobbiamo constatare che non è sufficiente il comportamento di Berlusconi, e degli altri politici di destra e di opposizione a suscitare una presa di parola del maschile, innanzitutto, per cominciare a produrre una critica radicale sulla sessualità maschile e sul potere.

La discussione si ribalta sulle donne. Sulla presunta docilità del femminile, sul silenzio delle donne. Come se vi fosse una nostra responsabilità o cecità. Eppure, nessuno sa spiegare, il disinteresse un po’ snob manifestato prima per Veronica Lario, e poi il fastidio di gran parte dell’opinione pubblica, e dei media per Patrizia D’Addario.

Non sono affatto femministe, queste due donne. Ma in modo diverso, certamente, sono figure che si ribellano. Nel caso della D’Addario, o di altre, sono figure che messe al servizio della sessualità maschile, poi si ribellano con i mezzi che hanno: se l'altra parte non sta al contratto tacito o esplicito sono pronte a rivoltarsi.

A me pare che non sia il silenzio delle donne a doverci interrogare; innanzitutto perché questo silenzio non esiste e non è mai esistito. Se solo stampa e politici sapessero guardare con le lenti giuste la nostra società, e quella del mondo, riconoscerebbero ovunque esperienze di libertà e molteplici forme di resistenza e dissociazione che si sviluppano anche dove la politica e l’informazione non le vedono. Quella realtà che comprende, oltre che il possibile, anche l'impossibile, l'inaudito, il non mai udito né pensato nei codici fino qui adoperati. L’eccedenza del femminile appunto. La società italiana è uno straordinario laboratorio di libertà femminile, il problema è che i media e il discorso politico prevalente occultano questo laboratorio.

A me pare, come sempre, che il problema sia la politica, (la polis), ed è il suo silenzio, che dovremmo esaminare, giacché è innanzitutto la politica che occulta le donne in questo paese.

Analizziamo il rapporto fra politica e libertà femminile come spazio politico. Siamo l’unico paese dell’occidente capitalista in cui delle donne ci si occupa quasi esclusivamente come categoria del welfare, e per giunta di un welfare sempre meno a sostegno della libertà femminile.

E nel discorso politico, nessuna forza, nemmeno fra quelle extraparlamentari, prova ad agire pratiche che tengano conto della differenza di genere, a rompere il patto di connivenza culturale che determina la cooptazione delle donne nel ceto politico. Il pensiero femminista è scomodo per tutti.

Le pratiche di libertà, di autonomia delle donne sono troppo ingombranti con le carriere di uomini e donne del ceto politico, fino a divenire inconciliabili con la politica mista. La politica ha paura delle donne? Certamente la politica non ama le donne. Ha scritto Tamar Pitch, che troppi uomini hanno paura della libertà delle donne. “Comunque si manifesti. Nella contrattazione del sesso, nella parola pubblica di una moglie, nell’autonomia delle scelte di vita. O nella presa di distanza dalla (loro) politica”.

Questa analisi è condivisibile. Ciò di cui dovremmo quindi discutere pubblicamente è la diffusa incapacità maschile, in tante situazioni e rapporti, a cimentarsi in relazioni con donne non subalterne. La crisi della sinistra ha molto a che fare con questo ragionamento. Perché i politici italiani della sinistra non si sono mai voluti confrontare veramente con il femminismo. E in questo modo il loro discorso non solo non è convincente, ma non è in grado di opporsi concretamente all’egemonia culturale, dando ad esempio una risposta alla crisi della politica.

Ciò che costruisce un caso intorno alla vicenda italiana è senz’altro l'ansia di addomesticare un femminismo radicale capace di trarre dalla libertà femminile una forza trasformativa degli assetti di potere tra i sessi (B. Pomeranzi). Una questione troppo scomoda e oggetto di alleanze bipartisan. L'Italia infatti, rappresenta una anomalia all'interno della scena mondiale perché, nonostante la scarsa presenza femminile nelle istituzioni, (di cui l’amministrazione di centrosinistra di Bari è uno degli esempi più emblematici), sin dagli anni '70 ha avuto un femminismo che reclamava non l'inclusione delle donne negli spazi creati dagli uomini, ma una trasformazione radicale del campo della politica e delle pratiche del conflitto a partire dalla differenza sessuale. E’ di questa trasformazione che anche oggi le donne parlano. Se qualcuno davvero vuole ascoltare, e vedere. E’ su questa trasformazione che il Coordinamento Donne e Potere, le diverse soggettività politiche delle donne di questa città hanno chiamato dopo le elezioni sindaco e partiti della maggioranza alle loro responsabilità, data l’emergenza democratica di un consiglio comunale senza donne elette. E lo hanno fatto pubblicamente, con un documento presentato e sottoscritto dal sindaco in un incontro pubblico. Ma i fatti, hanno smentito tutti, sindaco e partiti. Di chi è il silenzio allora? Non è forse la politica che tace e che occulta? E che dire della vicenda di Taranto? Una foglia di fico. Come se cooptare una donna in una giunta fatta di soli uomini bastasse a chiudere il problema. Di chi è la responsabilità anche questa volta? Delle donne che non “riescono” a farsi eleggere dentro una politica senza politica dominata dal maschile? Delle donne che non usano il potere maschile o non hanno abbastanza potere per competere con gli uomini?

Forse di fronte alla crisi della politica e al conseguente decadimento della scena pubblica, quello che deve interessarci oggi è trasformare l’indignazione in una mobilitazione di lungo periodo. Suscitare un'opposizione politica femminile, che faccia posto, alla "verità delle donne", e per farlo forse le donne dei partiti e quelle dei movimenti, devono provare a riparlarsi e a lavorare insieme. Mi chiedo che succederebbe, se le donne dei partiti non accettassero compromessi al ribasso? Come i tanti cosiddetti “fiori all’occhiello” delle candidature elettorali, pescate anche nei movimenti e funzionali alla ricerca dei voti. O come le nomine decise per cooptazione maschile, prive quasi sempre di competenze reali? E se rompessimo questo finto equilibrio? Il fallimento da cui alcune di noi vengono è palese: all’interno dei partiti non siamo riuscite a determinare uno spostamento reale di pratiche. Le nostre pratiche sono state messe in sordina, richiamate all’ordine, marginalizzate, se non espulse.

Penso che la crisi è quanto mai profonda. E al momento solo nella relazione politica con i movimenti delle donne possiamo costruire una forte, autorevole e diffusa opposizione politica femminile, ma ciò significa prendere le distanze dalla (loro) politica e farlo senza sconti. Per rilanciare un spazio politico di libertà femminile.