lunedì 7 dicembre 2009

La carta europea per l'uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale

(elaborata e promossa dal Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa e dai suoi partners)

di avv. Michela Labriola

La Carta Europea è stata sollecitata dalla Commissione Europea nell’ambito del 5° programma d’azione comunitario per la parità tra donne e uomini. Il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa e la sua commissione delle elette locali e regionali opera, da molti anni attivamente per la promozione della parità tra donne e uomini a livello locale e regionale. La carta è il frutto del lavoro di tante donne elette, esperte, responsabili in diverse collocazioni di governo e legislatrici in 35 paesi europei, tra cui l’Italia. La proposta di un Piano di Azione prevede che per la parità in concreto, le Regioni, Provincie e Comuni, dovrebbero inserire nella loro programmazione tali previsioni. La molla propulsiva, per la applicazione concreta della parità di genere, viene proprio dalle realtà locali, perché esse operano ad un livello più vicino ai cittadini, favorendo le politiche che affermano la pari opportunità nei diritti e quindi il principio di uguaglianza. Solo la consapevolezza della differenza di genere può porre le basi per una regolamentazione normativa. In Italia assistiamo ad un costante arretramento, sotto il profilo del superamento della disuguaglianza, siamo il paese al 72° posto su 134 paesi in totale, ben terzultima in tutta l’Europa, a causa del persistere degli indici negativi sulla partecipazione delle donne alla vita economica del paese.

La carta è formata da tre principi: LA PRIMA COMPRENDE I PRINCIPI FONDAMENTALI, LA SECONDA PREVEDE LA METODOLOGIA, LA TERZA E’ QUELLA PIU’ LUNGA E PIU’ CONCRETA PERCHE’ INDICA GLI IMPEGNI CHE I SINDACI, I PRESIDENTI DI REGIONE INSIEME AI LORO CONSIGLI PRENDANO NEI CONFRONTI DEI CITTADINI CON I LORO PIANI DI LAVORO.

I principi della Carta sono i seguenti: parità delle donne e degli uomini quale diritto fondamentale ed in particolare, nel nostro ordinamento italiano costituzionalmente garantito; la presa di coscienza delle discriminazioni multiple e degli ostacoli; la partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini alle decisioni è una “condicio sine qua non” della società democratica; l’eliminazione degli stereotipi sessuali; l’integrazione della dimensione di genere in tutte le attività degli enti locali e regionali; piani di azione e programmi adeguatamente finanziati come strumenti necessari per far progredire la parità tra uomini e donne.

La questione della cittadinanza femminile non è meramente quantitativa o formale, ma è essa stessa indice fondamentale della evoluzione in positivo di una società, ed è garanzia per l’applicazione su scala locale delle norme del rispetto e dell’abbattimento delle disuguaglianze. Non è una mera questione femminile deve essere una esigenza primaria per entrambi i generi, fino a quando non si avrà la piena consapevolezza che il superamento della discriminazione è, per tutti, un affrancamento dalla arretratezza e dalla “violenza” non si capirà che la sottoscrizione della Carta, ma soprattutto la sua attuazione, sono un passo dovuto da parte di tutti gli enti locali cui si rivolge. “il Governo intende proporre un vero e proprio patto ai cittadini affinché libertà, giustizia sociale e piena cittadinanza, siano i vettori della crescita economica e della civile convivenza”. Dalle ricerche da me effettuate risulta che in data 11 febbraio 2008 la AICCRE PUGLIA ha tenuto una conferenza regionale sulla Carta. Vi è una consulta femminile AICCRE Puglia. Non vi è traccia però di una sottoscrizione degli enti locali pugliesi. La Carta è stata sottoscritta, ma i dati relativi alla sua applicabilità sono a me inaccessibili, da quasi tutte le regioni e da molti comuni italiani. (tra gli altri: Toscana, Lazio, Calabria, Campania, Veneto, Emilia Romagna, Sicilia). Sono andata a fondo ho verificato quali siano le finalità della AICCRE PUGLIA – FEDERAZIONE DELLA PUGLIA sezione italiana della CCRE (consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa): più che una associazione essa è un movimento politico e promozionale, oltre che culturale, che mantiene la sua forza e la sua coerenza grazie alla militanza in esso di tutti i livelli delle autonomie, dal Comune agli enti intermedi alla Regione. In buona sostanza deve rappresentare uno strumento per debellare le disuguaglianze, etniche e linguistiche, ma deve, soprattutto, uniformarsi, con comunicazioni e reti alle previsioni di democrazia sanciti al livello europeo. Ed è per questo motivo, che nelle maglie di queste finalità noi dovremmo sollecitare la sottoscrizione della carta anche a Bari, prendendo esempio da comuni e regioni che, sin dal 2007, hanno provveduto, oltre che alla sottoscrizione, anche alla formulazione di un Piano di Azione per la concreta realizzazione della stessa. Nello statuto AICCRE registrato a Bari il 19 febbraio 2003 all’art. 2 si legge che la stessa associazione: “assume e promuove iniziative dei poteri regionali e locali: (……) l’unità politica d’Europa, in forma federale, sulla base del principio di sussidiarietà e di interdipendenza, per la pace, la cooperazione decentrata per lo sviluppo, la collaborazione pacifica, la fraternità dei popoli, la pari dignità, la pari opportunità di tutti gli esseri umani, per la riduzione delle disparità regionali, per il superamento degli squilibri in Europa, del crescente divario tra Nord e Sud e con particolare riferimento all’area mediterranea”. Vi è inoltre una norma statutaria che prevede che i fondi delle risorse finanziarie siano utilizzati a fini istituzionali. Presidente della federazione della Puglia è il Sindaco di Bari la sede è il Comune di Bari. Leggendo i Piani di Azione ed i c.d. bilanci di genere degli altri enti locali si scorge l’importanza del potenziamento economico dei servizi, il walfare è un capitolo che va affrontato prioritariamente per la piena attuazione del Piano in Puglia e a Bari.

Cosa deve contenere il nostro Piano di Azione biennale: Politica, lavoro, formazione, salute, assistenza e servizi sociali, inclusione sociale, pianificazione urbana e sviluppo sostenibile. La cosa che mi pare prioritaria è che il Piano debba includere un’analisi di genere, al fine di includere azioni contro le discriminazioni molteplici, l’elaborazione e l’adozione deve essere condivisa e diffusa come anche resi pubblici i risultati e le azioni.

Avv. Michela Labriola

domenica 6 dicembre 2009

Le donne e il governo della città

Il 4 dicembre 2009 le donne del Centro di Documentazione e Cultura, del comitato UnDesiderioinComune, del Partito democratico, della Rete Interregionale delle Rose Rosse del PD, dell’Associazione Arca-iniziativa democratica, e numerose singole e singoli, che nell’estate di quest’anno hanno dato vita a Bari al “Coordinamento Donne e Potere”, hanno indetto un'assemblea pubblica dal titolo "Le donne e il governo della città: ragioni del dissenso, senso della proposta" presso la Sala Consiliare del Comune di Bari.

Il gruppo “Donne e Potere” è caratterizzato dal desiderio di accomunare , oltre le appartenenze, una pluralità di voci, di esperienze e competenze, catalizzando il protagonismo delle donne come soggetti politici. A partire dall’ulteriore riduzione delle presenze femminili in ruoli istituzionali registrata dopo le ultime elezioni amministrative ed europee, il coordinamento ha centrato la sua attenzione sul deficit di democrazia di genere come sintomo di un più generale arretramento della cultura politica. Per questo abbiamo proposto al Sindaco appena riconfermato ed ai rappresentanti dei partiti una serie di azioni volte a riequilibrare la presenza femminile anche e soprattutto attraverso l’indicazione di criteri oggettivi e metodi di scelta.

In questi mesi abbiamo di fatto osservato come, nella composizione del Consiglio Comunale, nelle scelte fin qui operate per costituire i diversi Organismi Istituzionali e nella presentazione del Programma di questa Amministrazione il nostro invito sia stato del tutto disatteso. Consideriamo questo dato come uno dei segnali più visibili della lacerazione nel rapporto tra politica e società tutta, sia perché costituisce uno squilibrio gravissimo in termini di rappresentanza paritaria sia perché segnala come la politica, in particolare quella dei partiti, rimanga del tutto ingessata in un sistema di regole che, privilegiando appartenenze e alleanze, tiene drammaticamente fuori dai processi di governo interi capitali di competenze, idee, visioni del mondo. In particolare crediamo che, per chi amministra, considerare marginale la politica e il pensiero delle donne, e superflua un’analisi sui generi, significhi privare tutti di un contributo indispensabile alla conoscenza ed al ri-pensamento delle città come luoghi di vita di donne e uomini, governate mettendo al centro i soggetti che le abitano, la qualità della vita e delle relazioni socio-culturali.

Con l’Assemblea del 4 dicembre (organizzata con il patrocinio del Comitato Pari Opportunità dell’Università degli Studi di Bari) abbiamo voluto rilanciare la nostra proposta di spazi di soggettività politica delle donne, (cfr. la relazione introduttiva di Rosy Paparella) allargando così il confronto che in questi mesi abbiamo avviato con altri cittadini ed altre associazioni.

In particolare abbiamo presentato alle cittadine, ai cittadini, al Sindaco ed ai rappresentanti dei partiti la proposta di adesione, e di realizzazione, della CARTA EUROPEA PER L’UGUAGLIANZA E LE PARITA’ DELLE DONNE E DEGLI UOMINI NELLA VITA LOCALE. Una Carta, elaborata e promossa dal Consiglio dei Comuni e delle Regioni d'Europa - AICCRE, che invita gli enti territoriali a utilizzare i loro poteri e i loro partenariati a favore di una maggiore uguaglianza delle donne e degli uomini. (Cfr. intervento dell'avv. Michela Labriola)

Il Documento è fortemente ispirato al principio, ed al diritto per cui la partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini alle decisioni è una condicio sine qua non della democrazia, e vincola gli enti locali alla realizzazione di Piani d’Azione volti ad integrare la dimensione di genere in tutte le loro attività con programmi adeguatamente finanziati.

Ci sembra una proposta concreta attraverso cui chiamare al confronto e alla discussione tutti i soggetti interessati ed invitare l'ente locale ad una chiara assunzione di responsabilità.

Il percorso previsto dalla Carta tra l’altro consente di riproporre in modo sistematico all’agenda politica degli Amministratori alcune delle azioni lasciate in sospeso o inascoltate finora. Pensiamo in particolare al Bilancio di Genere, alla definizione di un Piano dei tempi di conciliazione vita-lavoro, alla costituzione di un organismo consultivo che si occupi specificatamente di una lettura di genere della programmazione e dell’operato dell’Amministrazione.

Abbiamo presentato inoltre durante l’assemblea il nostro Progetto per UNA CASA DELLE DONNE a BARI, (cfr. l'intervento di Maria Grazia Tundo) spazio che consideriamo di rilevanza politica, culturale e simbolica per tutta la città, per la cui realizzazione è in corso una raccolta di adesioni.

La nostra intenzione, il nostro desiderio, è quello di continuare ad attivare tutte le risorse necessarie per essere presenti nella vita di questa città, in modo visibile, autorevole e propositivo”.

Per una Casa delle Donne a Bari


di Maria Grazia Tundo

[Intervento presentato nell'assemblea pubblica su Le donne e il governo della città ]

Viviamo in una foresta di simboli; le nostre città ce lo dimostrano ogni giorno; un oggetto, un’insegna, una strada, un palazzo non è mai soltanto una mera superficie più o meno utile, ma si riempie costantemente di sfumature emotive, relazionali, politiche. La casa è uno degli archetipi legati ai bisogni umani più basilari (rifugio, protezione, ecc), ma anche ai sogni ed alle speranze; purtroppo storicamente spesso per le donne la casa si è trasformata in prigione asfissiante, dove desideri e talenti si sono affievoliti e rinsecchiti nella routine di un lavoro di cura non sempre scelto, spesso imposto.

Al contrario, la Casa delle Donne che immaginiamo qui a Bari sarebbe un “simbolo forte”, in quanto vuole aprirsi al mondo, pur nel suo radicamento territoriale e locale, ponendosi come spazio pubblico di transizione e sosta nel contempo, a seconda delle proprie necessità. L’ambizione è farne un’agorà benché circoscritta da mura, dove la storia, i talenti, i bisogni relazionali, le capacità imprenditoriali e culturali, la creatività delle donne possa espandersi e condensarsi in un segno visibile. La immaginiamo aperta a tutti i soggetti, ponte fra le generazioni, certe che il proficuo nomadismo dell’intelligenza possa trovare un luogo ospitale e adatto all’incontro (fra soggetti, associazioni, singolarità)

Una casa che non sia rifugio e protezione per un femminile dimidiato e maltrattato, ma propulsivo per una città che guarda verso orizzonti più grandi di quelli che oggi ci circondano, luogo di espansione verso l’imprevedibile, uno spazio che dia cittadinanza e riconoscibilità alle nuove configurazioni di senso che il pensiero e la pratica delle donne sanno produrre.

Da un lato dovrebbe essere garanzia di conservazione della memoria (con la presenza di un centro di documentazione, una biblioteca, una videoteca, ecc.) dall’altro luogo di espansione verso il nuovo, con postazioni multimediali, una caffetteria, botteghe artigiane, e soprattutto spazi ampi ed accoglienti per l’incontro e la discussione, che ci sollecitino ad uscire dagli angusti confini domestici per dare voce alla nostra vitalità ed energia trasformativa. Insomma ce la figuriamo come luogo di gioia e progettualità, di crescita della consapevolezza civile e politica e superamento degli steccati, a partire proprio da quelli di genere. Un luogo che contribuisca a fare di Bari un centro propulsore di cultura e solidarietà, creatività e intelligenza anche politica.

Per ora la casa è solo ospitata sul web, (http://sites.google.com/site/casadelledonnedibari/ )

in un sito creato proprio per raccogliere adesioni e firme e per mostrare, con il logo appositamente ideato, cosa la Casa delle Donne possa significare: tale logo è costituito da una linea aperta che si trasforma in mura, ma anche natura (l’albero che cresce all’interno del suo perimetro) e si estende in linguaggio verso l’infinito, una casa insomma in cui il dentro e il fuori rimangano confini sempre permeabili e mutevoli, benché dotati di una loro tangibile riconoscibilità.

Assemblea pubblica: "Le donne e il governo della città"


Il giorno 4 dicembre 2009, nella Sala Consiliare del Comune di Bari si è tenuta l'assemblea pubblica organizzata dal Coordinamento Donne e Potere di Bari, alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni, sul tema:
Le donne e il governo della città. Ragioni del dissenso, senso della proposta.

sabato 28 novembre 2009

"Sex in the City. Corpi, politica e spazi pubblici": un resoconto


di Maria Grazia Tundo

Erano in tante le donne. Erano in tanti anche gli uomini. Al punto che i posti a sedere si sono subito esauriti benché di questo incontro, dall’ironico titolo “Sex in the City. Corpi, politica e spazi pubblici” i giornali locali, seppure avvertiti, non hanno dato notizia. Tuttavia, quando le donne si organizzano, sanno usare le reti, che – essendo meno gerarchiche – sono loro più congeniali e così tra passaparola, diffusione su FaceBook e nelle mailing-list, il 27 novembre 2009, il Fortino di Bari era pieno di gente. L’organizzazione che ha dato vita all’incontro pubblico ha visto riunite le varie associazioni di donne della città, che confluiscono nel Coordinamento Donne e Potere, con il patrocinio del Comitato Pari Opportunità dell’Università di Bari.

Come ha ben chiarito nella sua interessante relazione Paola Zaccaria, le donne si sono ritrovate in questo luogo non per reclamare briciole di quel potere asfissiante e ottuso che pesa come una cappa di piombo sulle nostre vite, ma per recuperare “agentività, e performatività “, cioè gli spazi e i tempi di azione necessari per aprire veri orizzonti di libertà individuale e collettiva e per rispondere agli eventi pubblici che hanno reso palese l’intreccio tra potere maschile e corpi delle donne, discutendone secondo pratiche comunicative a loro più affini. Senza discorsi paludati o vacue aggressività comunicative, senza mai inciampare nella dimensione scandalistica e “gossippara”, a cui siamo ogni giorno così pesantemente esposti, l’incontro si è snodato tra voci intessute di intelligenza e cuore con tono lieve, ironico, giocoso e nel contempo con quella sana rabbia ben indirizzata che coniuga la voglia di cambiamento con il desiderio di trasparenza.

Paola Zaccaria ha introdotto i lavori, ricordando Brenda, Blenda, blended, corpo e anima di confine, trans “messa in mezzo” perché non ha saputo stare al suo posto, asfissiata simbolicamente, affogata tramite il suo computer. Si intravede in filigrana oggi un femminile che inquieta, che i dinosauri del potere vogliono ancora immaginare angelicato, secondo gli stilemi del “desiderabile” con marcature in puro stile anni ’50, mentre questo uso del potere sta distruggendo sia la politica (che, al contrario, dovrebbe creare libertà e convivenza) sia la sessualità, deformata con il bisturi della videoplastica.

Alle parole di Paola, è seguito un estratto del documentario "Il corpo delle donne" di Lorella Zanardo, che mostra il grande circo della TV, dove il corpo femminile viene quotidianamente mostrato in tagli da bancone di macelleria: assemblando le immagini che ci accompagnano quotidianamente, lei ha “svelato”. E’ stata per questo soggetta ad attacchi vergognosi da parte di una testata la cui pratica giornalistica si rifà alle tecniche comunicative usate nel mondo distopico delineato da Orwell in “1984”, per questo – sebbene invitata - non se l’è sentita di venire, per bisogno di stare un po’ nell’ombra, ma contenta che si usasse il materiale da lei prodotto.

In opposizione al luogo comune che interpreta il non-comparire delle donne sulla scena politica come implicante un loro complice non-esserci, si è sottolineato come invece siano proprio i mass-media a non mostrare la dimensione politica e pubblica di quel costante lavoro femminile che produce saperi e cultura ma, non essendo caratterizzato da elementi di spettacolarizzazione, non fa “audience”. Esiste tutto un movimento di donne che usa altri luoghi e spazi, come ad esempio il blog e la rete, per “prendere posizione”, spazi che hanno una dimensione post-coloniale, “schierata a sud”, con la differenza di posizionamento che ciò comporta. In realtà, ricorda Paola, citando Monica Pepe (http://www.zeroviolenzadonne.it/), quella della donne è «l’unica rivoluzione permanente in tutto il mondo», malgrado la costante censura operata su un immaginario femminile che non vuole omologarsi.

Siamo in epoca di brutalità, di sesso e politica degradati, a cui le donne di Bari hanno voluto rispondere con un sorriso, che non è accondiscendenza, ma farsi beffe delle contraddizioni del potere. Chi è la escort, ci si chiedeva? Non è oggi piuttosto una figura dell’immaginario su cui molti uomini si modellano, quei giornalisti “esperti in prestazioni orali” che leccano il potere in perfetto stile maso-fascio? Quanti uomini si sono già venduti e continuano a vendersi pur di frequentare le stanze del potere?

In risposta a questa doppiezza, la voce di Pia Covre, del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, appariva una voce di pulizia e verità. Ci si può vendere il corpo, in pura consapevolezza, senza vendersi l’anima, per restare padrone di sé? Covre, senza ipocrisie, ha messo in luce la doppia morale per cui i giornali si riempiono di pettegolezzi e maldicenze per degradare i soggetti coinvolti, mentre i discorsi critico-politici di spessore rimangono a debita distanza. Sottolinea come uno scambio esplicito “sesso-denaro”, sia molto meno destrutturante per la democrazia, la parità e l’uguaglianza di uno scambio “sesso-favore politico”. Il proliferare delle ordinanze dei sindaci in favore del decoro delle città sono solo una maniera per criminalizzare quella prostituzione che conosce la povertà, l’emarginazione, lo sfruttamento, mentre quella d’alto bordo, molto più rovinosa per il tessuto sociale e politico di un paese, perché ricompensata con favori politici, è tacitamente accolta e sostenuta. Ecco allora le donne vittime della tratta e dei trafficanti che non hanno più il coraggio di denunciare, che non si curano più per paura dell’espulsione, in una palese violazione dei diritti umani.

Maria Laterza, a sua volta, ha passato in rassegna il punto di vista della stampa straniera sulle vicende italiane, che si riferiscono al potere nostrano nei termini del ”ritorno del principe”, di una vera e propria sua divinizzazione, ed inoltre ha evidenziato come si stia assistendo al meccanismo per cui le “donne di sogno” possono facilmente trasformarsi in un incubo per il potente di turno.

La semiologa Patrizia Calefato, con il supporto tecnico di Claudia Attimonelli (che ha anche curato le scelte musicali) ha poi scelto di trattare la questione in modo incisivo e spiazzante con un intervento multimediale dal titolo Le gambe delle donne. Corpo, stereotipo e comunicazione, in cui, tramite un collage di immagini e spezzoni-video tratti dalla televisione, dal cinema e dalla pubblicità, dagli anni ’50 ad oggi, si è mostrato come l’immaginario contemporaneo in Italia sia tornato a disegnare rapporti tra i generi che sembrano fermi agli stilemi degli anni ’50, dimenticando le provocatorie rappresentazioni di un femminile che, negli anni ’70, ironicamente metteva in scena la libertà di godere del proprio corpo, finalmente libero da busti, corsetti e restrittive insegne della femminilità. A partire da Abbe Lane e dalle gemelle Kessler, per passare a Silvana Mangano, il cui ballo viene citato da Nanni Moretti, per giungere alle ironiche pubblicità che vedono protagonista George Clooney, Patrizia ha evidenziato come le gambe delle donne, a lungo censurate nella TV di stato, siano oggi sovraesposte, ma con effetti analoghi: non sono gambe libere di donne che ballano la propria gioiosa indipendenza, correndo e percorrendo il mondo nell’unicità del loro dinamismo, ma gambe ingabbiate nella ritualità di una danza fatta soltanto per accondiscendere al desiderio di nuovi padri-padroni.

Anche le studiose Angela D’Ottavio e Betta Pesole, che si definiscono giocosamente “Pussy Power Connection”, ci hanno ricordato che oggi le nuove favole raccontate alle donne occidentali sono che lo stato di diritto sia più forte delle leggi di mercato, quando invece quest’ultimo precarizza quotidianamente le esistenze delle donne non riconoscendone il lavoro sessuale, emotivo e riproduttivo, quando “femminilizzazione del lavoro” oggi indica solo corpi docili di lavoratori, corpi usati come lubrificanti sociali per ingentilire contesti in cui le decisioni vengono prese da altri. Insomma hanno sottolineato la presenza di una sorta di tacito patto omosociale che vede complici uomini anche anche appartenenti a schieramenti politici diversi, mentre si discetta su quale sia il “vestito giusto“ per una femminista (il velo? la minigonna? il tubino nero?). A loro avviso è proprio dalle lotte e dai movimenti organizzati delle sex worker, così come da quelli delle donne migranti che si oppongono alle violenze e alle espulsioni, che dovrebbero ripartire i femminismi.

L’incontro si è concluso con un breve messaggio-video di Ella De Riva misteriosa figura della rete, che preferisce restare nell’ombra della sua identità segreta per permettere alle sue parole di transitare, di circolare liberamente e che chiede ai presenti di ricominciare a far politica con passione e gioia, reinventando la comunicazione, ridisegnando il mondo a partire dalla trasformazione del rapporto tra i sessi, andando oltre la telenovela di “Sex in the City”, prodotta da quei benpensanti che, mentre gridano allo scandalo, operano una costante precarizzazione del lavoro, una trasformazione degli stranieri in clandestini e una progressiva chiusura degli spazi di una democrazia veramente partecipata.

E’ stata infine la voce di Rosapaeda, che ci ha regalato il suo canto insieme al musicista Edi Romano, a salutarci ed accompagnarci idealmente verso i prossimi incontri che il Coordinamento delle Donne di Bari sta organizzando

sabato 21 novembre 2009

Sex in the city

Bari, estate 2009: è da qui che le rivelazioni sul “sistema Tarantini” hanno portato all’attenzione pubblica la questione dell’intreccio tra sesso, potere e corpi delle donne. Un intreccio che non nasce certo oggi e che non riguarda solo i palazzi della politica, ma è presente ovunque uomini e donne si trovino ad interagire in uno spazio pubblico.

Ed è per questo che qui a Bari vogliamo aprire uno spazio per condividere riflessioni sulla cultura e le pratiche maschili di gestione del potere, sulle rappresentazioni mediatiche dei corpi, sul conflitto tra i sessi, sulla pluralità delle forme di resistenza. In questo spazio, per sollecitare il confronto tra tutte e tutti, si incontreranno percorsi di riflessione e di elaborazione diversi, a testimoniare la vitalità di un dibattito che per le donne è aperto da decenni.

Invitiamo tutte e tutti a partecipare, per moltiplicare gli spazi di critica e di dissenso, in un momento in cui i vecchi e i nuovi fascismi, i razzismi istituzionali e “di strada”, l’omofobia, le derive antidemocratiche, i modelli “muscolari” di sicurezza, trasformano i corpi delle donne in un campo di battaglia dove tracciare confini, conquistare potere ed esercitare forme di violenza e dominio.

domenica 1 novembre 2009

Raccolta adesioni per una Casa delle Donne a Bari


Il desiderio di realizzare una Casa delle Donne, cioè un luogo per le donne di Bari, dove far circolare e rendere visibili la pluralità e le differenze dei loro saperi, idee e iniziative, ponendosi come riferimento fisico e simbolico per tutto il territorio, ha portato le donne (e gli uomini) di varie organizzazioni attive sul territorio a cominciare una raccolte di firme on-line da presentare al sindaco di Bari, Michele Emilaino, nel corso di un incontro che avverrà il 19 novembre

L'obiettivo è chiedere che gli uomini e le donne che ci rappresentano nelle Istituzioni colgano il valore politico e le possibilità di promozione sociale e culturale inscritti nel progetto, sostenendolo e individuando tutte le soluzioni praticabili per la sua concreta attuazione.

Vi chiediamo di diffondere l'iniziativa - se non l'avete già fatto -seguendo le semplici procedure qui illustrate:

Qui potrete visionare le adesioni già raccolte: elenco aderenti